Lo spirituale è politico

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Continua il viaggio di “Sull’Arca e dentro la balena”, che è esso stesso racconto di un viaggio: certamente quello della Flotilla su cui l’autore si è trovato, ma anche un itinerario più profondo, dentro l’abisso delle religioni, intese come infinita potenzialità di bene e, insieme, come possibilità di smarrimento quando perdono il loro essere agenti di pace e strumenti di riconciliazione.

Siamo giunti a Genova, venerdì 27 marzo. Accogliendo l’invito del Circolo Bianchini, sezione di Rifondazione Comunista, dove la parola “compagno” è ancora una parola viva, gravida di significati e conseguenze, per nulla fuori dalla storia e anzi capace di chiamare in causa anche chi non lo è più o non lo è mai stato. Nel contesto di una cena di autofinanziamento, in dialogo con il segretario Tito Griffini e con la scrittrice Elisabetta Violani, l’autore Dharmapala – Claudio Torrero ha portato la sua testimonianza. È stata un’occasione preziosa per richiamare come lo spirituale possa e debba essere politico, e come la non-violenza resti ancora oggi una strada concreta e praticabile per costruire fraternità nella comune umanità.

Genova respira tra i vicoli stretti e il mare aperto, città ruvida e luminosa, dove la lotta è in qualche modo presenza quotidiana come il vento che sferza il porto, e la poesia nasce negli angoli più nascosti, tra le crepe dei muri e le voci della sua gente. È una città che non si arrende, che cammina controcorrente, proprio come cantava Fabrizio De André, poeta animato da una laicissima ma intensa religiosità, scegliendo sempre di stare e andare “in direzione ostinata e contraria”.

Ed è in quella direzione, dove la vita si fa anche preghiera laica e ribelle, che vi prende forma una spiritualità che non si rifugia ma attraversa la storia, la abita, la interroga. Torna allora alla mente Don Andrea Gallo, figlio di una Genova fedele proprio perché eretica, capace di restare radicata alla verità mentre disobbedisce. Qui lo spirituale è politico perché prende corpo nelle vite degli ultimi, si fa scelta concreta, parte, posizione. Non è evasione, ma presenza dentro le ferite del mondo, dentro questa “terza guerra mondiale a pezzi” evocata da Papa Francesco. In questo scenario, essere compagni e compagne nella ricerca della pace significa oltrepassare confini, identità rigide, appartenenze chiuse, per costruire fraternità tra diversi nella lotta comune. Perché, come ricordava lo stesso Gallo, “l’indifferenza è l’ottavo vizio capitale”: e allora scegliere di esserci, di stare, di prendere parte, diventa già un atto insieme spirituale e politico. Militando nella condivisione del dolore di chi soffre, prendendo sul serio quel dolore e facendosene, in qualche modo, carico.

Genova questo lo ha inciso nella propria memoria. Città di approdi e derive, è anche luogo simbolo. Fu al G8 di Genova 2001, di cui ricorrono i 25 anni, che il movimento no global – non privo di contraddizioni, ma sicuramente vittima di una dura repressione – levò con forza la propria voce per dichiarare che un altro mondo è possibile. E ancora oggi quella voce non tace: riecheggia nelle piazze e nelle strade piene, come nella grande mobilitazione per Gaza dello scorso anno, quando decine di migliaia di persone hanno camminato insieme, diverse e unite, per chiedere pace e giustizia, trasformando la solidarietà in pratica concreta e condivisa.

Così, nel suo essere innesco di processi e relazioni, circostanza che chiede di essere vissuta pienamente, il libro è arrivato anche a Genova. E ci tornerà, in questa città che, tra il profumo salmastro e le note di una chitarra lontana, continua a combattere e a cantare, a cadere e a rialzarsi, trovando nel cuore della sua inquietudine una forma profonda di grazia: una spiritualità che si fa carne nella storia e una politica che si fa fraternità viva, quotidiana, incarnata.

 

Marco Margrita
Direttore Gondour Edizioni

 

 
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