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BUONE FESTE

Lo stravolgimento consumistico della festa cristiana del Natale, tipico delle società del benessere, non riesce del tutto ad oscurare il senso spirituale che vi è connesso. Anche l’uso dei doni si collega a un senso profondo della festa, cioè al conviviale, al gratuito e in ultimo al sacro. Non a caso ogni tradizione ha le sue feste dei doni, e anche della luce.
Nella tradizione cristiana il dono per eccellenza è Cristo, il pieno manifestarsi nella dimensione umana del senso trascendente che la pervade. In altre prospettive, diversi appaiono i riferimenti e le figure, ma lo sguardo della fede non può, tanto meno oggi, non scorgere la stessa luce. Addirittura nel fervore con cui nella società secolarizzata ci si accinge comunque a festeggiare, pur non sapendo per lo più che cosa, quella luce si riflette, inevitabilmente. E allora, con tutto il cuore, buone feste.

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COME UN FIORE A GENNAIO

Ermis Segatti

Avvento

Troppe cose abbiamo saggiato e assaggiato, cara –
Per una crepa troppo ampia non passa alcuna meraviglia.
Ma qui, in questa stanza oscurata di Avvento
Dove il pane nero secco e il tè amaro
Della penitenza ci ridoneranno lo sfarzo
Dell’anima di un bambino, noi restituiremo nel Giudizio
La conoscenza che abbiamo rubato, ma non abbiamo saputo usare.

E la novità che c’era negli oggetti impolverati
Quando da bambini li scoprivamo; la stupefacente
Meraviglia di una scura collina ondulata dell’Ulster,
Oppure il profetico incanto nascosto nelle chiacchiere moleste
Di un vecchio pazzo: per noi si desteranno e ci condurranno –
Tu e io – fino al cancello del giardino a guardare le ginestre
E i fossi delle torbiere, le carraie, le vecchie stalle dove il Tempo ha inizio.

E dopo Natale non ci sarà bisogno di andare in cerca
Della differenza segnata a fuoco da un antico detto:
La ascolteremo nel sommesso conversare attorno alla zangola
O nelle strade dove vanno ciondoloni i ragazzi del paese.
Pure la ascolteremo tra uomini semplici e dignitosi,
Che trasportano carriole di concime nei giardini sotto gli alberi,
Dovunque la vita riversa la sua ordinaria pienezza.

Non saremo ricchi, io e il mio amore, e grazie
A Dio non chiederemo il rimborso per le nostre ragioni,
O il perché della straziante stranezza di una siepe gocciolante,
Né analizzeremo il sospiro di Dio nel parlare ordinario.
Abbiamo gettato nella pattumiera le monete d’argilla
Del piacere, la conoscenza e l’ora consapevole –
E Cristo viene con un fiore di gennaio.

(Patrick Kavanagh, Andremo a rubare in cielo, 55)

Rubare Natale dal cielo alla terra: la campagna irlandese, quasi perduta, povera, essenziale,
immagine dell’intera storia, fin da principio e sempre.

Un uomo e una donna: Adamo ed Eva, il poeta e la sua donna in una trama personale e universale.

Il peccato delle origini: la conoscenza rubata e distorta nell’abuso.

Un tempo di riscatto: Avvento di penitenza in attesa e in risveglio d’anima.

Il peccato da sempre: la crepa troppo ampia della conoscenza smisurata senza la meraviglia.
Bambini ridonano a oggetti impolverati o a parole strane il perduto splendore, la gioia della conoscenza.
Un giardino di tutti i giorni ridona a noi lo sguardo dell’inizio, all’Eden del Tempo.

Meraviglie di Avvento tra uomini semplici e dignitosi.
La ordinaria pienezza di volti di tutti i giorni..

Si resta poveri. La pioggia tormenterà la siepe.
Gettate nella pattumiera le ansiose domande su Dio e le false monete del piacere,
Cristo verrà come un fiore a gennaio

Buon Avvento. Buon Natale. Buon gennaio, con un fiore.

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Ancora buone feste.

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