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UN SITO PER L’EMERGENZA EDUCATIVA

 

Molto si parla in questi tempi di crisi economica. Se ne avverte angosciosamente la morsa, la si teme come un pericolo per standard di vita faticosamente acquisiti. Ci si attende che i governanti profondano il massimo del loro impegno, si spera che l’andamento dei mercati riapra spiragli.

Si parla anche a sufficienza di crisi ambientale, nonostante la sproporzione tra l’entità del problema e le possibilità concrete di intervento. Si teme tra l’altro che proprio gli standard di vita attuali contribuiscano a compromettere il futuro, ma si è poco disposti a rinunciarvi. Confusamente si spera che chi detiene le leve del potere sappia trovare soluzioni che dischiudano nuovi orizzonti.

Troppo poco si parla di una terza crisi, che ipoteca il futuro non meno di quella ambientale. Intendiamo una crisi che si è aperta da tempo nel rapporto tra le generazioni, che mina i processi attraverso cui la comunità si rinnova nel tempo.

Pochi paiono avvedersene, benché sia sotto gli occhi di tutti. Ostacoli di tipo culturale impediscono di prendere coscienza di uno dei problemi più devastanti delle moderne società industriali, dove l’atteggiamento consumistico erode i valori che sono alla base della vita comune. Un problema che interpella ciascuno nella sua quotidianità, rispetto a cui ciascuno avrebbe possibilità di agire.

Ecco la ragione fondamentale di questo sito. Vogliamo essere veicolo di una risposta culturale per la ricostruzione di un’attenzione educativa, che in particolare aiuti quanti, insegnanti e genitori innanzitutto, si trovano più direttamente investiti di responsabilità verso le giovani generazioni. Nell’educazione infatti è la radice della responsabilità, del rispetto degli altri e dell’ambiente, della solidarietà.

Chiediamo alle persone di cultura, agli addetti all’informazione, alle associazioni sindacali e professionali degli insegnanti, a quanti operano a livello politico e sociale di contribuire a creare un contesto comunicativo in cui l’educazione abbia il posto che le spetta. Un posto da cui dipende il futuro di tutti.

 

 

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Segnaliamo il nuovo sito che si assumerà il compito di coordinare il dibattito e le iniziative sulla riscoperta della dimensione educativa: http//tornareaeducare.effata.it.   

 

Segnaliamo inoltre, nel merito, alcuni testi che compaiono sul sito di Interdependence (www.interdependence.eu):

Giovanna Pentenero, Dal diritto allo studio al diritto all’educazione

Cristiana Cattaneo e Claudio Torrero, Ritorno all’evidenza

Alberto Arato e Marinella Geuna, In una tempesta di emozioni

Ivana Cortelazzi, L’ineducabile

Giorgio Blandino, Aiutare a fare chiarezza

Ermis Segatti, È ancora possibile educare?

Laura Sciolla, Partire da noi stessi

Luigi Ciotti, Essere credibili

Ernesto Olivero, Un terremoto di speranza

Elvio Arancio, Il consumismo e la distruzione dell’educazione

Andreina Merlo Pich, guardando con gli occhi dei poveri

Jetsun Pema, Il bene prezioso dell’educazione

 

Segnaliamo infine un’iniziativa che si svolgerà a giorni a Torino, presso l’Istituto Professionale ‘Albe Steiner’. Per la seconda volta in questa scuola è accaduto un episodio di bullismo che l’ha portata infelicemente sulle pagine dei giornali nazionali. Si propone dunque un incontro per invitare ad andare oltre l’episodio, cercando proprio in una rinnovata attenzione educativa la chiave d’accesso al disagio di cui i giovani si fanno oggi portatori.

 

 

 

 

Giovedì 19 novembre 2009 alle 17 presso l'Istituto Professionale Statale «Albe Steiner»,

Lungo Dora Agrigento, 20/A – Torino

 

OLTRE IL FATTACCIO: TORNARE A EDUCARE

SCUOLA, MASS- MEDIA, MONDO ADULTO:

PER UNA RISPOSTA CULTURALE ALLA CRISI DELL’EDUCAZIONE

 

L’attenzione che dai media viene dedicata a certi episodi di violenza, da cui emerge la gravità della crisi giovanile odierna, dovrebbe rimanere viva al di là degli episodi stessi e trasformarsi in serio impegno per aiutare a capire la portata di tale crisi.

Il fatto è che i giovani, non di questa o quella scuola, non di questo o quel quartiere, riflettono sempre in qualche modo il modello fornito dagli adulti: e non solo dai loro particolari insegnanti o genitori, che spesso fanno quel che possono, ma da tutto il contesto culturale in cui sono immersi.

Non si può continuare a ignorare gli effetti devastanti di una visione puramente consumistica della vita, della perdita di valori essenziali, del continuo spettacolo della volgarità e dell’immoralità, della crisi in generale dell’educazione, che pesantemente incide nelle difficoltà crescenti della famiglia e della scuola a fornire un quadro stabile e condiviso entro cui collocare la crescita dei ragazzi.

Sono dunque gli adulti in primo luogo a doversi interrogare, uscendo da ormai inaccettabili alibi culturali e assumendosi a tutti gli effetti le loro responsabilità. Sono gli adulti chiamati a impegnarsi rispetto al senso dell’essere nel mondo, al valore che attribuiscono alla propria vita, a quello che ritengono che alle giovani generazioni vada consegnato. Ma anche a dare il giusto rilievo a tutti quegli adulti e a quei ragazzi che silenziosamente svolgono con impegno la loro ricerca personale e i loro compiti degni di una società civile.

Le scuole in particolare non devono accettare di essere specchio del disagio attuale: possono diventare invece luogo di cooperazione tra insegnati, genitori, gli allievi più grandi e consapevoli, istituzioni locali, addetti all’informazione, per contribuire alla ricostruzione della comunità educativa di cui c’è oggi bisogno. Promuoviamo incontri ovunque possibile, per suscitare questa consapevolezza e intraprendere le azioni più opportune. Le persone di cultura che possono aiutare a chiarificare questo compito si mettano a disposizione cooperando al dibattito.

Intervengono

 

Sergio Chiamparino, sindaco della città di Torino

Giovanna Pentenero, assessore all'Istruzione Regione Piemonte

Umberto D'Ottavio, assessore all'Istruzione Provincia di Torino

Beppe Del Colle, giornalista

Laura Sciolla, presidente provinciale UCIIM

Lucia Colombara, presidente AIMC Torino

Ezio Risatti,  preside Scuola Superiore di Formazione Rebaudengo (Torino)

Camillo Di Menna,  dirigente scolastico Istituto Steiner (Torino)

Gianni Paciariello, dirigente scolastico Istituto Dalmasso (Pianezza)

Aniello Serrapica, dirigente scolastico Istituto Albert (Lanzo)

Cristiana Cattaneo e Claudio Torrero, autori di Tornare a educare (Effatà Editrice 2009)

Alberto Arato e Marinella Geuna, autori di La vita è un'emozione? Mass media, nuovi media e sfide educative (Effatà Editrice 2009)

Giorgio Blandino, autore di Quando insegnare non è più un piacere. La scuola difficile, proposte per insegnanti e formatori (Cortina 2009)

Igor Piotto, FLC CGIL

Andrea Colombo, CISL-SCUOLA

Diego Meli, UIL-SCUOLA

Vincenzo Spatola, Gilda degli Insegnanti

Domenico Chiesa, CIDI

don Ermis Segatti, referente per la Pastorale della Cultura dell’Arcidiocesi di Torino

don Bruno Porta, Ufficio Scuola dell’Arcidiocesi di Torino

Piergiorgio Perrot, vicecommissario di Polizia

Sara Capuano, Casa del Sorriso

 

L’incontro è promosso da Effatà Editrice, UCIIM, Interdependence

DAL DIRITTO ALLO STUDIO AL DIRITTO ALL’EDUCAZIONE

 

Giovanna Pentenero

 

 

Pensare che il futuro sia in rapporto con l’educazione può apparire cosa ovvia: certo è difficile immaginare un futuro se viene meno il rapporto educativo tra le generazioni. Il pericolo che questo possa accadere è segnalato tuttavia da vari elementi: la rapidità dei cambiamenti sociali che investono la nostra società, la crisi dei valori che l’accompagna, le trasformazioni in seno all’istituzione scolastica.

Su quest’ultimo aspetto, che più rientra nelle mie competenze, vorrei dunque spendere qualche parola.

 

Quand’anche si considerasse la questione dal punto di vista unicamente dell’efficienza e della competitività del sistema economico, dovrebbe esser chiaro che investire in istruzione è decisivo per un paese che non voglia rimanere indietro in termini di sviluppo. Qualora si consideri che non solo di questo si tratta, ma anche della formazione della persona come fattore imprescindibile di coesione e di sviluppo sociale, il valore di questo tipo di investimento dovrebbe apparire ancora più ragguardevole.

Vedendo le cose in questa luce, non appare strano che vi sia un’enorme attenzione in questo momento in Italia intorno al destino della scuola, perché tale destino riguarda direttamente il futuro della nostra società. L’ampiezza e la profondità del coinvolgimento collettivo stanno a significare la consapevolezza esistente intorno a questi temi. Anche l’asprezza del confronto in atto potremmo intenderla come segnale dell’urgenza con cui certi nodi vanno affrontati.

 

A mio giudizio la posta in gioco oggi è duplice: da un lato il diritto allo studio per le giovani generazioni di questo paese, dall’altro la capacità della scuola di rinnovarsi e di rispondere alla domanda di formazione e di educazione che emerge dal paese stesso.

Cogliere un risultato a scapito dell’altro potrebbe essere la tentazione, ma anche il segno di una sconfitta. Tenere uniti questi due scopi sarebbe invece qualificante per le istituzioni e per una politica veramente degna di questo nome.

 

Può darsi che il diritto allo studio debba oggi intendersi in forma più ampia, come diritto all’educazione. Non come cambiamento di destinazione della suola, ma come più ricca articolazione dei suoi compiti.

Può darsi che la crisi che la scuola sta oggi affrontando sia anche il segno di una sua inevitabile trasformazione, in cui è chiamata a farsi carico di esigenze più ampie e profonde che non in passato.

Bisognerebbe allora pensare a una sorta di patto per l’educazione, che coinvolga i tre soggetti che sono chiamati in causa: le famiglie, la scuola stessa e la società, espressa dalle sue istituzioni.

Un nuovo patto che può e deve nascere, come nel contesto in cui si svolge questo confronto,  dalla  consapevolezza delle diversità, della multiculturalità, delle sfide e dei rischi che sono connessi a questa nuova condizione, con cui tutti ci dobbiamo confrontare.

 

Io credo che ridiscutere l’educazione, riproporla in termini di crescita, implichi ripensare un concetto assolutamente centrale nella vita collettiva, che troppo a lungo in questi anni è stato accantonato. Tanti segni preoccupanti dalle scuole e dal mondo giovanile ci dicono da tempo che un tale ripensamento oggi è ineludibile.

Un ripensamento che sappia uscire dai termini puramente burocratici, che sappia riscoprire l’educazione come un valore fondamentale per gli individui, senza il quale non c’è crescita dei nostri giovani e non c’è tenuta della nostra società.

 

 

Giovanna Pentenero è assessore all’Istruzione e alla Formazione Professionale della Regione Piemonte

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